A sentire come si chiama in italiano, uno si aspetta di trovarsi davanti un albero dalle dimensioni cospicue, che possa rivaleggiare con le altre specie del suo genere, un po’ come esistono il frassino maggiore e il frassino minore, la pervinca maggiore e la pervinca minore, la cicuta maggiore e la cicuta minore. Per queste specie congeneri, nel confronto balza subito agli occhi la diversa grandezza.
Invece, fra i salici, questo non è affatto il più alto, né il più grosso: anzi, il salicone, cioè il Salix caprea, è considerato un arbusto, mentre da noi veri e propri alberi sono il salice bianco (Salix alba), il salice da vimini (Salix viminalis), e nel mondo ad esempio il salice nero (Salix nigra, americano) e il ben noto salice piangente (Salix babylonica, asiatico). È pur vero che il genere Salix ci presenta anche alberi “minuscoli”, come i salici nani propri delle vette alpine (Linneo definì il Salix reticulata “arbor minima”…).
La nostra Salicacea si piazza invece nella scala di grandezza in posizione intermedia, tipica di molti salici “ripari”, consuenti rappresentante della vegetazione lungo i fiumi e i laghi: il Salix cinerea o salice cinerino, il Salix daphnoides o salice dafnoide, il Salix eleagnos o salice ripaiolo, il Salix purpurea o salice rosso, il Salix pentandra o salice odoroso.
Piuttosto, la differenza sta nell’ambiente di vita del salicone, che rispetto ai suoi parenti stretti, è quello che cresce più distante dai corsi d’acqua: il salicone abita infatti i boschi e le boscaglie collinari e montane fra l’Europa e l’Asia centrale. Rustico e poco esigente, da noi si rinviene volentieri all’ombra di querce e di faggi, così come in siepi e radure.
A renderci simpatico il salicone sono proprio le “gatte”, le infiorescenze maschili in bocciolo, dall’alto valore decorativo, da aggiungere ai mazzi di fiori recisi (ovviamente a primavera).
Come tutti i Salix, la corteccia di questa specie fornisce sia il tannino, usato in conceria, che la salicina, il precursore dell’acido salicilico, ad azione antireumatica, febbrifuga ed astringente. Dai giovani rami si possono ricavare vimini, utili in agricoltura come legacci o in artigianato per confezionare ceste e stuoie. Il salicone è anche una buona pianta mellifera.