Se vi capitasse di programmare un viaggio in Messico, fate in modo di essere lì durante la ricorrenza del Giorno dei Morti: intorno al 2 di novembre, l’intero Paese si riempie di scheletrini alle finestre, di biscotti a forma di osso, di dolciumi a forma di bara e così via, in un clima di festa che per noi Europei e Occidentali è difficile immaginare. Vi garantisco che l’esperienza vale il costo del volo.
E là vedrete naturalmente tanti fiori, che però non sono crisantemi: il fiore del Giorno dei Morti, per i Messicani, è la tagete, la specie autoctona propria del grande Paese degli Atztechi e dei Maya. Lì la Tagetes erecta cresce spontanea in spazi aperti, oppure in boschi radi di conifere e querce, in zone dal clima caldo e poco piovoso, fino a 2000 m di altitudine.
Nell’arte del giardinaggio, la tagete è una pianta di successo per bordure e aiuole; inoltre è un antiparassitario naturale contro i nematodi. Per tale ragione si coltiva a volte in consociazione con il pomodoro o la rosa, per tenere lontani questi parassiti dal terreno.
Dai fiori si ricava un colorante, il cui costituente principale è il carotenoide luteina, dalle proprietà antiossidanti e protettive della vista; sotto forma di olio dall’odore penetrante, si usa a piccole dosi negli alimenti quale esaltatore di sapidità, e nell’industria dei cosmetici.