Le mucche non sono stupide. Quando, nel loro brucare, incontrano una pianta velenosa, la evitano accuratamente, e piuttosto scelgono il trifoglietto o il paleino che vivono lì accanto. Succede così che una pianta apparentemente innocua (e invece velenosa), come il vincetossico, possa crescere indisturbata in mezzo al prato.
Come ben sanno le mucche, il vincetossico è pieno di sostanze velenose: fra queste, la vincetossina, il glucoside tipico del vincetossico, che ha azione simile a quella dell’aconitina e provoca abbondante salivazione, vomito, diarrea, dolori intestinali, crampi, paralisi. Un tempo fu ritenuta antidoto contro i morsi dei serpenti; era usata in modo un po’ avventato nella medicina popolare, come diuretico, depurativo e sudorifero.
Il vincetossico è abbastanza frequente nelle radure boschive, nei pascoli, lungo i sentieri e nei luoghi rocciosi soleggiati. Comune in tutta Europa, arriva in Asia fino alla Siberia occidentale, in Algeria e Marocco.