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GINSENG: Il rimedio per tutti i dolori

Ci sono nel mondo alcune zone di confine, sempre calde e instabili, dove le tensioni fra comunità diverse non sono mai sopite, e l’incidente che fa esplodere il conflitto è sempre dietro l’angolo. Può capitare infatti che una lite scoppi fra cacciatori di ginseng coreani, quelli cinesi della Manciuria e quelli russi della Siberia orientale, con conseguenze imprevedibili. Ve lo dico perché qualche decennio fa, un mio amico inviato colà dal governo cinese a studiare gli insetti patogeni di quelle foreste, fu consigliato di imparare bene a dire “non sono russo” in lingua locale, per evitare complicazioni negli occasionali incontri con gente del posto, per dire insomma che non era andato lì per rubare il ginseng... E il ginseng, raccolto allo stato selvatico, viene ritenuto più naturale, più efficace, più potente. E forse è anche vero.

La pianta più famosa della medicina tradizionale cinese, il vero “rimedio per tutti i dolori”, è una Araliaceae, classificata come Panax ginseng, dove “Panax”, che sta per “panacea”, è proprio la traduzione dal greco antico di “tutti i dolori”. Si presenta come una piccola pianta perenne; la radice aromatica per cui è ricercata può crescere fino a 40 cm e spesso è divisa verso la fine, assumendo un aspetto antropomorfo, un po’ come la nostra mandragora, ma senza quelle implicazioni che la superstizione occidentale nei secoli ha dato alla Mandragora officinalis. Il fusto non ramificato porta una corona di cinque (o talora tre) foglie palmato-composte, formate a loro volta da 5 foglioline oblunghe, finemente seghettate al margine. Nella fioritura estiva, il ginseng è sormontato da uno stelo con una ombrella di fiori giallo verde pallido. I frutti sono piccole bacche rosse, commestibili.

A che cosa serve il ginseng? Il ginseng è oggi una delle piante medicinali più importanti nel mondo: stimola il sistema nervoso diminuendo la sensazione di stanchezza, aiuta le difese immunitarie, tiene sotto controllo la pressione sanguigna, combatte l’insonnia e l’irritabilità, è un febbrifugo, ed è un tonico dalle doti ritenute, in Oriente come in Occidente, afrodisiache.

Si usano soprattutto le radici, dove si concentrano i principi attivi, in polvere (anche come surrogato del caffè), e le infiorescenze, apprezzate in infusione come si fa con il crisantemo. Delle radici esiste una varietà bianca, da essiccare subito dopo la raccolta e poi lavare, e una varietà rossa, fatta bollire da una a quattro ore prima dell’essiccazione.



Durante l’Impero cinese ci si limitava a raccogliere e a mettere sul mercato gli esemplari che nascevano spontaneamente nelle foreste; il paziente, davanti a diverse radici antropomorfe, sceglieva quelle che meglio rappresentavano le parti del corpo che intendeva curare. Oggi la pianta viene coltivata su scala industriale in numerosi Paesi dell’Est asiatico, anche al di fuori della sua zona di origine, come in Giappone e in Korea del sud, essenzialmente per far fronte alle crescenti richieste dai Paesi occidentali.

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