Del pluripremiato film “Balla coi lupi” (1990), ho ancora negli occhi le suggestive immagini dei bisonti al pascolo nelle sconfinate praterie del Nordamerica: un paesaggio per me, che vivo in una regione claustrofobica schiacciata fra mare e montagne, assolutamente inconsueto e affascinante.
In quelle vaste praterie vive una specie di grosso trifoglio, affine al trifoglio bituminoso (Psoralea bituminosa) comune nei nostri ambienti mediterranei; si tratta della rapa delle praterie, la Leguminosa classificata fino a poco tempo fa come Psoralea esculenta, ma che oggi ha assunto il nome di Pediomelum esculentum.
La raccolta dei tuberi va effettuata durante la fioritura, che però è breve, e bisogna affrettarsi. Per fortuna, una volta raccolti, i tuberi durano a lungo ed è per questo che gli Americani Nativi ne facevano incetta, rendendo le rape della prateria una fondamentale riserva per l’inverno. Anche i primi coloni Europei avevano imparato a cibarsene. I tuberi hanno una buccia scura e dura, per cui vanno pelati prima del consumo. Piuttosto insipidi, ma molto nutrienti, possono essere mangiati subito, oppure lessati, ma possono essere anche affettati e seccati, e addirittura ridotti in farine. Ancora oggi i discendenti dei Sioux hanno ricette fatte con la rapa delle praterie: un particolare pudding viene preparato mescolando la farina della rapa della praterie con la bacca saskatoon (Amelanchier alnifolia).
Non conosciamo molto della Storia degli Indiani delle Pianure, visto che non hanno lasciato testimonianze scritte, ma solo orali. Nelle loro leggende si parla spesso di periodi di carestia avvenuti in passato, di situazioni in cui la fame attanagliava la tribù. Ma poi, subito, si parla della rapa delle praterie…