La denominazione scientifica della Araujia sericifera è facilmente spiegabile: il nome del genere è dedicato a António de Araújo y Azevedo, un conte portoghese che si dilettava di giardinaggio a cavallo fra XVIII e XIX secolo. In italiano, è nota come pianta della seta, per via dei suoi grandi frutti (raggiungono i dieci centimetri di diametro), che assumono in autunno un colorito brunastro e, schiudendosi, rilasciano i semi mostrando le fibre setose cui la pianta deve il proprio nome specifico (sericifera).
Ma c’è un altro nome che circola in relazione a questa Apocynacea: è quello di “liana crudele”, per il fatto che i fiori, chiudendosi verso sera, intrappolano al loro interno gli insetti impollinatori, tenendoli prigionieri fino al mattino dopo, quando arriva il momento della schiusa.
La pianta di seta è specie sudamericana, e cresce spontanea dal Brasile meridionale (dallo stato di Minas Gerais), all’Argentina (fino a Buenos Aires), al Paraguay orientale e all’Uruguay. Vegeta in boschi luminosi, siepi e radure pietrose, in genere in ambienti soleggiati.
Fu introdotta in Europa e negli altri continenti inizialmente come pianta ornamentale, ma poi sfuggì alla coltivazione, e in seguito ci si accorse della sua pericolosa invasività.
Io l’ho trovata per caso nella siepe del mio benzinaio, ma non avevo il tempo di osservare se c’era qualche insetto intrappolato nei suoi fiori, andavo di fretta.