Ammettiamolo: certi paesaggi agricoli sono più belli di quelli naturali. I vigneti delle Langhe o delle Cinque Terre, gli uliveti del Mediterraneo, i campi di colza e di lino dell’Europa centrale, quelli di lavanda della Provenza, o le risaie a terrazze dell’Oriente valgono la spesa di viaggiare.
E fra questi ci metterei le sugherete, col rosso dei fusti appena decorticati a fare da contrasto al verde grigiastro delle chiome. Le più belle sugherete le ho potute ammirare nel sud del Portogallo, ma lì sono stato aiutato dalla stagione (era marzo): il prato sottostante a questi maestosi alberi era ammantato di bianco, quasi fosse neve, quello di migliaia di pratoline in fiore.
La pratolina è tipica di prati e radure, zone incolte, margini dei sentieri, in luoghi caldi e assolati, spesso in colonie di numerosi individui. Si trova di frequente in Europa e in Asia occidentale.
In fitoterapia, ha proprietà note da tempo, anche se oggi meno in auge: le foglie fresche venivano applicate direttamente su ferite, ulcere, acne, eczemi e dermatiti in genere; se ne preparava un unguento contro le ecchimosi. Per uso interno, i fiori hanno blande proprietà lassative, diuretiche, sudorifere e disintossicanti. Le foglie tenere e i fiori sono commestibili, in insalata o in zuppe, e i capolini si possono mettere sott’aceto.