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PANACE: Combattere la depressione?

Spesso, sulle riviste che fingono di essere scientifiche, si parla della depressione come “il male del secolo”, e amenità del genere (e spesso quegli articoli – chissà perché – si concludono con consigli medici del tipo “provate questo mio nuovo farmaco, che vi passa tutto”). La depressione non è il male del secolo, per capirlo basta scorrere le biografie di certi personaggi storici di epoca romana o medievale. Ma almeno, durante il Rinascimento, per combattere gli stati depressivi in Europa si era trovato un rimedio sicuro: bere infusi di un’erba chiamata panace, che noi botanici conosciamo come Heracleum sphondylium.

“Panace” è termine greco per dire “ogni male”. E in effetti, in passato, questa Ombrellifera ha rivestito un grande interesse, non solo in campo medico. Nell'antico Egitto, l’infuso della radice e delle foglie era indicato per combattere impotenza e frigidità. In essenza, il panace rientrava nella composizione di famose creme e profumi dell’epoca, quali l’“Amarkinon” e l’“Unguento reale”.

Il panace è una pianta perenne, con un grosso rizoma rossastro dal midollo chiaro. I fusti erbacei, cavi, scanalati e pelosi nella parte bassa, vanno dai 50 ai 200 cm di altezza. Tutta la pianta emana intenso odore di miele (è in effetti una ottima mellifera). Le foglie inferiori sono sorrette da un picciolo a gronda, le superiori sono sessili; grandi sino a 60 cm, hanno aspetto variabile, da trilobate a pennato-partite; i segmenti fogliari sono a loro volta lobati o pennatosetti, con margine dentato o crenato. Le nervature fogliari presenti sulla pagina inferiore sono rivestite di setole. I fiori dalle corolle bianco-rosate a 5 petali, formano grandi ombrelle composte da numerosi raggi. I frutti sono diacheni a disco, glabri e di consistenza cartacea.

Il panace è comune nei prati umidi, pingui e concimati, in radure e in luoghi ombrosi, al margine dei boschi; è specie presente in Europa, Asia occidentale e Nordafrica.

Il successo del panace è oggi minore che in passato, quando veniva usato sia in medicina, che in profumeria che in alimentazione. In campo medico, oggi si riconosce a questa specie aromatica funzioni ipotensive, antispasmodiche, sedative contro la tosse ed espettoranti, e di aiuto alla digestione.

Fino al 18° secolo le foglie vennero usate in Polonia come sia in insalata cruda o cotta, e come ingrediente per le loro famose zuppe fermentate “barszcz”. Dai semi macerati in alcool è possibile ottenere una acquavite, dal gusto gradevole, oppure una birra, detta anch’essa “bartsch” come la zuppa.

Può darsi per merito della zuppa, o forse ancor più della birra e del liquore, ma qualcosa mi dice che così, con il panace, la depressione passa…

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