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CRESPINO: Il mio primo esame di botanica

Prima dell’esame di Botanica 1, difficilmente noi studenti di città avevamo sentito parlare del crespino. Fu un incubo: scoprimmo che il crespino, pianta di cui fino ad allora non ci era mai importato più di tanto, veniva parassitato dalla Puccinia graminis, la cosiddetta “ruggine del grano”, la quale utilizza come ospite intermedio il Berberis vulgaris, appunto il crespino. E lo fa attraverso uno dei cicli più complessi che uno studente normale possa memorizzare.

Superato ormai da qualche decennio il mio primo esame di botanica, posso accingermi con animo più sereno a parlare del crespino, una bella pianta arbustiva di 1 o 2 m, dai rami spesso un poco ricurvi, striati longitudinalmente, dotati di spine sottili ma pungenti. Alla stessa altezza delle spine spuntano fascetti di 3-8 foglie caduche, brevemente picciolate, oblunghe, dentate all'apice, o addirittura provviste di ciglia spinose. I fiori, con 6 petali gialli, formano grappoli penduli. I frutti sono bacche di un bel rosso-corallo, dalla forma allungata dal sapore acidulo; contengono da 2 a 5 semi bruni.

Il crespino vive in boscaglie e radure di buona parte dell’Europa soprattutto centrale ed orientale (dai Pirenei ai Paesi Baltici), raggiungendo il Caucaso e la Turchia settentrionale, così come i rilievi di Marocco e Algeria.

Al di là del ruolo altamente nocivo che indirettamente il crespino riveste nella produzione dei cereali, il crespino ha diverse virtù terapeutiche. Gli studi ci dicono che già gli Egizi, 2500 anni fa, confidavano nel crespino per prevenire le pestilenze, in virtù della sua azione antibiotica, ribadita anche da recenti ricerche. In generale questa Berberidacea è una antisettica, ha una azione stimolante sul fegato favorendo il deflusso della bile; è emostatica (ad esempio in caso di emorragie uterine); è sedativa, ipotensiva, antinfiammatoria, febbrifuga (potenzia l’attività del chinino in caso di malaria). Foglie e corteccia in infuso sono indicate per combattere inappetenza, stitichezza e disturbi delle vie urinarie. I frutti del crespino sono ricchi in vitamina C; contengono inoltre acido malico, che conferisce loro un gusto asprigno, glucosio e levulosio; si usano per confezionare sciroppi, marmellate, gelatine, bibite e coloranti per pasticceria; possono infine essere messi in salomoia come i capperi. I germogli freschi, dal sapore acidulo per la presenza di ossalato di potassio, si possono mangiare in insalata, o cotti come gli spinaci.

Tutta la pianta contiene un alcaloide giallo, la berberina, un tempo usato nell’industria tintoria. Il suo legno, di colore giallo chiaro, compatto e poco soggetto alla fessurazione, è apprezzato dai tornitori. Il crespino è spesso usato come ornamentale in siepi e bordure, ma è meglio se non viene piazzato vicino a campi di grano…

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