Le protagoniste

 

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VULNERARIA: Fra le piante della sopravvivenza

Un po’ per provocazione, e un po’ sul serio, mi piace sostenere la tesi per cui, se scoppiasse la guerra e dovessimo fuggire sui monti, un botanico come me avrebbe maggiore possibilità di sopravvivenza: pur avendo vissuto sempre in città, conoscerebbe i frutti, le radici, le foglie commestibili; e saprebbe anche curarsi dalle cadute o dalle ferite inferte dalle pallottole del nemico, sfruttando le proprietà vulnerarie delle piante.

Queste piccole fantasie mi vengono evocate quando incrocio in Natura la vulneraria, una pianta erbacea a base legnosa, di qualche decina di sentimetri, biancastra tomentosa, con fusti robusti e fogliosi. Le foglie sono composte imparipennate: la fogliolina terminale, molto più grande e allungata, ellittica, ne fa un chiaro carattere distintivo. I fiori sono disposti in capolini apicali densi, con calici verdi giallo immersi in una ricca peluria bianca (altro carattere distintivo), e corolla gialla allungata e stretta, giallo solfino talora con sfumature brune. I frutti sono piccoli legumi, con un unico seme ovoidale. La vulneraria, che per il botanico è appunto la Leguminosa Anthyllis vulneraria, abita i prati steppici, sassosi, anche a quote montane, di quasi tutta l’area mediterranea, in prevalenza occidentale.

Come suggerisce il nome (e alla mia fantasia lo ha suggerito fin troppo), la vulneraria è indicata per la sua azione disinfettante e cicatrizzante su abrasioni, piaghe, ascessi, piccole ulcere ed eczemi; ci si serve direttamente della pianta fresca o del suo succo. In infuso funziona anche da collutorio in caso di tonsilliti e infiammazioni del cavo orofaringeo. In effetti, anche il mal di gola può essere un problema, quando si lotta per sopravvivere…

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