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Nuovo!

Il pane in mostra

 

Abbiamo inserito, nella nostra pagina di apertura, una nuova galleria fotografica: potete divertirvi, sfogliandola, a notare quante sono le forme e le soluzioni con cui la nostra specie si fabbrica il pane. E ci siamo fermati abbastanza presto, ben sapendo che, se avessimo voluto essere esaustivi, avremmo superato certamente le centinaia di immagini, forse anche le migliaia.

Resta dunque, il nostro gesto, un piccolo omaggio ad uno degli alimenti principali dell’umanità, forse addirittura il più antico risultato della nostra capacità di elaborazione: si coltiva il cereale, se ne ricavano i semi, se ne ottiene la farina, si impasta con più o meno acqua, si aggiunge il lievito oppure no, a volte anche l’olio, si mette il sale a piacere, si cuoce. E poi si può anche aromatizzare in una infinità di modi. Insomma: non è così semplice fare il pane, non è così automatico come raccogliere una bacca silvestre, come pelare un tubero. Il pane rappresenta il vero passaggio fra l’Uomo del Paleolitico, il raccoglitore, a quello del Neolitico, l’agricoltore. Ce lo dice anche un mito sumero, quello di Enkidu, di cui vi racconteremo un’altra volta.

Il pane testimonia meglio di qualunque altro cibo la stretta dipendenza fra la specie umana e il mondo vegetale. E in fondo, se ci pensiamo, la frase “mettere a pane e acqua” significa ridurre al minimo le risorse ad un individuo: anche all’ultimo dei carcerati, se vogliamo garantirgli la sopravvivenza, non possiamo togliere l’acqua. E neanche il pane.

Piante nella letteratura

Taccuino Gastronomico

  • "Un bicchiere d'assenzio, non c'è niente di più poetico al mondo. Che differenza c'è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose". O. wilde

    AbsintheStoria antica e travagliata, quella del legame fra il genere umano e l'Artemisia absinthium. Il suo gusto amarissimo le ha regalato nel tempo la nomea di pianta maledetta.Le prime maldicenze su questo arbusto si incontrano nella Bibbia. Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C., racconta che i campioni nelle corse delle bighe bevevano una tazza di vino con foglie di assenzio per non dimenticare il lato amaro della gloria. Nei secoli seguenti l'attenzione verso questa specie fu legata anche al suo impiego esoterico. Si diceva che portare un rametto nella bisaccia attenuasse la fatica del viaggio, scacciasse i demoni e neutralizzasse il malocchio.

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Il mondo in un piatto

quaresimali iconaDa sempre appassionati di cucina e di viaggi, in queste pagina vogliamo esplorare la diversità e l'uguaglianza insita in un piatto di cipolle. Perchè il mondo si esplora anche a tavola, e quindi... buon viaggio.