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Il Viaggio e la Storia

 

 

La complessità della fisiologia delle piante quasi ci sembra sempre un passo avanti a noi: non c’è di meglio che una cellula vegetale per capire come funziona un laboratorio biochimico, così che spesso – anziché farlo noi - demandiamo ad una specie botanica il compito di costruire una molecola che serve a curarci, a migliorare le nostre prestazioni, a prevenire le malattie. In fin dei conti, costa meno.

In teoria, potremmo trovare il modo – probabilmente costosissimo - di costruire il glucosio e produrre ossigeno a prescindere dalla fotosintesi clorofilliana, ma per fortuna c’è chi lo fa per noi, e lo fa molto bene. Anzi, tutti noi eterotrofi (noi animali) viviamo perché ci nutriamo degli autotrofi (loro, le piante), o di altri eterotrofi che hanno mangiato piante; ed è così dagli albori della vita sulla Terra. Nel posto dove stavano, piante e animali erano in equilibrio, e solo un cambiamento climatico, in genere lentissimo, poteva rompere questa armonia.

Ma la nostra specie, l’ultima arrivata, ha fatto qualcosa di più: ha addomesticato le piante, le ha selezionate, le ha obbligate a produrre per noi umani, ne ha fatto compagne di abitazioni, di insediamenti, di città. A mano a mano che si espandeva e occupava nuove terre, per le esigenze di una economia sempre più pressante, le ha prese e le ha spostate da un punto all’altro del pianeta. Non sempre ha fatto bene, e non sempre ne ha capito le conseguenze. Ma lo ha fatto.

Ed è così che è iniziato il viaggio delle piante. Un viaggio che va di pari passo con la storia dell’umanità. Quello di cui ci occupiamo.

Buona lettura.

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