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RUTA: Un odore che non si dimentica

L’odore della ruta non si dimentica, e nemmeno si fa dimenticare: dopo che ne hai sfregato qualche foglia, ti resta attaccato alle dita per un bel po’, anche se ti sei lavato accuratamente. È un odore forte, metallico, tutto il contrario della fragranza di una rosa o di un gelsomino. La ruta è davvero “graveolens”, “dall’odore pesante”, come dice il nome specifico di una delle due rute più comuni, la Ruta graveolens. Anche solo passando, a volte, nei sentieri della macchia, ci arriva il suo aroma penetrante e inconfondibile...

La ruta è una pianta erbacea perenne, dai fusti erbacei a base un poco legnosa, alti fino ad un metro. Le foglie, verdi a riflessi grigio-argentati, sono tripartite e suddivise in segmenti spatolati, dall’apice ottuso, con consistenza un poco carnosa; le ghiandole di cui sono dotate emanano il caratteristico odore forte. I fiori sono piccoli, a 5 petali di colore giallastro, portati da infiorescenze apicali a corimbo: nella specie Ruta chalepensis, più diffusa sul lato tirrenico della Penisola, i petali sono tipicamente sfrangiati. I frutti sono capsule rotonde e dure, contenenti numerosi semi.

La Ruta chalepensis vive in luoghi sassosi aridi, specialmente in ambienti di macchia e gariga, ma anche in zone incolte e ai margini dei sentieri; si trova in tutto il Mediterraneo, ed anche alle Canarie e alle Madera. La Ruta graveolens dovrebbe invece una origine limitata geograficamente alla penisola Balcanica.

Date le loro proprietà olfattive, non ci stupisce che queste Rutaceae siano state usate volentieri per tenere lontani gli ospiti indesiderati: insetti come tarme e tarli, ma anche topi e ratti. Ma c’è di più: nella tradizione popolare, la ruta era coltivata per tenere lontane le disgrazie, le paure, le oscure forze dell’ignoto… E siccome era considerata anche anafrodisiaca, sembra che fosse mangiata in insalata dai monaci del Medioevo per placare certi istinti non consoni al loro ruolo.

In ogni modo, la ruta sarebbe in effetti una pianta medicinale: in decotto è antispasmodica, sedativa e vermifuga. Va consumata con cautela, data la presenza di alcaloidi chinolonici potenzialmente tossici. Per le sue proprietà emmenagoghe, quindi abortive, è ovviamente sconsigliata alle donne in gravidanza, e in genere raramente si trova in ricette di cucina. Viceversa, le odorose foglie della ruta, raccolte prima della fioritura, finiscono volentieri nelle grappe da intenditori: come si usa dire, “è la morte sua”. Ve lo dico per esperienza diretta.

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