Piante in viaggio

 

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INDACO: Agitare prima dell’uso

Ai miei tempi, quando c’era disegno, ci portavamo a scuola la scatola dei colori: fino ad allora sconosciuti, divennero per noi familiari nomi come verde smeraldo, terra di Siena bruciata, blu oltremare, ocra, rosso carminio, giada. Conobbi così anche la parola indaco, che designa una tonalità che rientra nella gamma degli azzurri, dei celesti, dei blu.

L’indaco da cui si ottiene l’omonimo colore è una Leguminosa, del genere Indigofera; sono molte le Indigofere coltivate dall’uomo, ma il primato storico appartiene a quella indiana, la Indigofera tinctoria: il termine “indaco” probabilmente deriva proprio da “indicum” e si riferisce al paese d’origine, l’India. Si tratta di una pianta che può vivere da annuale o da perenne a seconda del clima; ha foglie composte, e infiorescenze compatte dai piccoli e numerosi fiori rosa o violetto; i frutti sono legumi di modeste dimensioni.

Per l’estrazione del colore vengono impiegate le foglie, mediante processi di macerazione e fermentazione in acqua; se ne ricava una soluzione inizialmente giallo verdastra, ricca di un glucoside detto indicano; mescolato quindi con una base forte, come la soda, e quindi agitato e messo a contatto con l’ossigeno, l’indicano solubile passa ad indigotina insolubile, che precipita dando luogo ai cosiddetti fiocchi d’indaco, di un bel colore blu. Questi vengono infine pressati, disidratati, ridotti in polvere e commercializzati.

L’indaco è stato certamente fra i primi coloranti usati dall’uomo, e ha tutt’oggi un largo impiego in campo tessile per lana, seta, cotone, lino e yuta, ma anche per vernici, colori per uso pittorico, cosmetica. Era noto presso le antiche civiltà egizie, cretesi, persiane e mesopotamiche. A Roma, l’indaco era considerato merce di lusso. L’uso dell’indaco era comune anche in Cina e soprattutto in Giappone, dove si diffuse nel periodo Edo. È interessante anche il valore attribuito alle vesti colorate di indaco presso alcune popolazioni africane, come i Tuareg e gli Yoruba.

Oggi l’uso dell’indaco è calato notevolmente a causa dei coloranti sintetici. Nella storia, avrebbero potuto fare concorrenza all’indaco di provenienza indiana altre due specie di Indigofera: la Indigofera caroliniana, originaria del Nordamerica, e l’Indigofera anil, delle Antille. Per un certo tempo, i Portoghesi riuscirono a tenere lontano dall’Europa la coltivazione di queste due specie, per privilegiare le partite di indaco indiano caricate nei porti di Goa e di Cochin da essi controllati, ma poi ci si misero anche gli Spagnoli, che introdussero la coltivazione delle Indigofere in Messico e nelle Antille con risultati eccellenti, e a quel punto il commercio dell’indaco divenne globale.

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