Piante in viaggio

 

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NASHI: La pera-mela

Si comprende bene come, per i commercianti italiani, il nashi sia spacciato anche come pera-mela: basta dare un morso a questo frutto di origine esotica, per ritrovarsi una sensazione ibrida, a metà fra una mela e una pera. La forma quasi sferica e la consistenza croccante della polpa di questo frutto ricordano più la mela; la buccia appena ruvida, in genere di un color bronzo chiaro, e la notevole succosità, ricordano più la pera.

Botanicamente, il nashi è una pera: Pyrus pyrifolia, dunque famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Amygdaloideae. Per i nostri gusti, il nashi è poco dolce, ma nei suoi luoghi di origine è consumato soprattutto quale frutto dissetante. E i suoi luoghi di origine, dove questo frutto era apprezzato già diversi secoli prima di Cristo, sono le zone della Cina centrale e meridionale, e le aree attigue dell’Indocina. Qui il nashi è chiamato in lingua locale “li”, mentre “nashi” è termine giapponese che significa appunto “pera”.

Il nashi è un albero caducifoglio di non grandi dimensioni (dai 6 ai 15 m), con corteccia bruno scura, ma con riflessi porporini sui rami giovani, che sono anche un poco tomentosi. Le foglie, dotate di stipole caduche, membranacee, sono semplici, alterne e picciolate; hanno lamina ovata, apice acuto e margine seghettato quasi spinuloso; da giovani sono spesso ricoperte da una lanugine bruna. I fiori, riuniti in racemi di 6-9 elementi, sono provvisti di picciolo (sui 4-5 cm) e di brateee; hanno 5 sepali dal margine ghiandolare, 5 petali bianchi di forma ovata, molti stami e un ovario con 4-5 ovuli. Il pomo (il falso frutto di molte Rosacee) è bruno chiaro, di forma subglobosa.

Il nashi ebbe un lampo di notorietà in California a cavallo del 1900, quando fu introdotto e quindi coltivato da minatori cinesi impegnati nella corsa all’oro. Verso la fine del XX secolo si iniziò a mettere in coltura anche in Europa. E adesso che compare sulle bancarelle dei nostri fruttivendoli, lo stiamo imparando a conoscere anche noi.

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