Piante in viaggio

 

 Le protagoniste

 

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PANCRAZIO: Un piccolo viaggio nel tempo

Il concetto di “natura incontaminata” piace molto ai pubblicitari, al punto che lo infilano da tutte le parti, ad esempio per pubblicizzare mele, cereali o polli, coltivati od allevati in mezzo (a sentir loro) ad un ambiente intatto, dove l’Uomo non avrebbe mai modificato nulla. Bisognerebbe spiegare loro che mele, cereali o polli sono sempre invenzioni dell’Uomo, prodotti di selezioni millenarie, che di selvatico, di primordiale e assolutamente originario non hanno più nulla da un bel po’. Il fatto è che il cittadino comune è davvero un “cittadino”: vive in città, e i suoi rapporti con la campagna e la Natura si sono esauriti da un bel po’ di generazioni.

Un modo per capire il grado di “naturalità” di un ambiente a volte ci sarebbe, e in tal caso potrebbero bastare poche osservazioni: nel caso di una spiaggia marina, ad esempio, la presenza di alcune piante dal bel fiore, come la soldanella delle sabbie, la scilla marittima e il pancrazio è già un preciso indice che quell’arenile non è stato sottoposto al diserbo e al piallamento necessari per metterci sdraio ed ombrelloni.

Non a caso ho deciso di dedicare a ciascuna di queste tre specie una scheda: non sono realmente piante che hanno viaggiato, ma la loro presenza ci fa viaggiare nel tempo, immaginandoci, nell’osservare la meraviglia di quei fiori, come potevano essere le spiagge sabbiose di una volta, prima del turismo di massa.

La più bella delle tre, a mio parere, è il pancrazio (Pancratium maritimum), noto anche come giglio di mare, pianta erbacea perenne alta sul mezzo metro o più, con le foglie e lo stelo che partono da un bulbo ovoidale di 5-7 cm. Le foglie (5-6) hanno lamina lineare spesso ritorta a spirale, lunga 50-60 cm, di colore verde glauco; dopo la fioritura, appassiscono presto. Lo stelo fiorale termina con un’ombrella di 5-10 fiori, protetti da una spata membranacea bivalve; la struttura del singolo fiore è complessa: perigonio gamotepalo con tubo imbutiforme di 5-8 cm e 6 tepali lanceolati bianchi dalla striatura verde sul lato esterno; paracorolla larga che termina con 6 lobi biforcati che formano una corona di 12 denti triangolari; stami sporgenti in numero di 6, saldati fra i denti della paracorolla; antere gialle, a forma di arco in mezzo a cui sporge il lungo stilo. Il frutto è una capsula ovoidale divisa in a 3 logge contenenti alcuni semi neri, lucidi e duri.

Il pancrazio è una specie comune (o almeno lo era) sulle spiagge sabbiose di tutto il bacino Mediterraneo.

Se dalla mia spiegazione non avete capito bene come è fatto il fiore, guardate le immagini che vi abbiamo allegato. Oppure, meglio, andate a cercare il giglio di mare in qualche spiaggia un po’ appartata, verso la fine dell’estate. E fategli una bella fotografia.

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