Il concetto di “natura incontaminata” piace molto ai pubblicitari, al punto che lo infilano da tutte le parti, ad esempio per pubblicizzare mele, cereali o polli, coltivati od allevati in mezzo (a sentir loro) ad un ambiente intatto, dove l’Uomo non avrebbe mai modificato nulla. Bisognerebbe spiegare loro che mele, cereali o polli sono sempre invenzioni dell’Uomo, prodotti di selezioni millenarie, che di selvatico, di primordiale e assolutamente originario non hanno più nulla da un bel po’. Il fatto è che il cittadino comune è davvero un “cittadino”: vive in città, e i suoi rapporti con la campagna e la Natura si sono esauriti da un bel po’ di generazioni.
Un modo per capire il grado di “naturalità” di un ambiente a volte ci sarebbe, e in tal caso potrebbero bastare poche osservazioni: nel caso di una spiaggia marina, ad esempio, la presenza di alcune piante dal bel fiore, come la soldanella delle sabbie, la scilla marittima e il pancrazio è già un preciso indice che quell’arenile non è stato sottoposto al diserbo e al piallamento necessari per metterci sdraio ed ombrelloni.
Non a caso ho deciso di dedicare a ciascuna di queste tre specie una scheda: non sono realmente piante che hanno viaggiato, ma la loro presenza ci fa viaggiare nel tempo, immaginandoci, nell’osservare la meraviglia di quei fiori, come potevano essere le spiagge sabbiose di una volta, prima del turismo di massa.
Il pancrazio è una specie comune (o almeno lo era) sulle spiagge sabbiose di tutto il bacino Mediterraneo.
Se dalla mia spiegazione non avete capito bene come è fatto il fiore, guardate le immagini che vi abbiamo allegato. Oppure, meglio, andate a cercare il giglio di mare in qualche spiaggia un po’ appartata, verso la fine dell’estate. E fategli una bella fotografia.