Il cibo di strada, per i turisti, è una bella invenzione: si può gustare ciò che si vede con gli occhi e ciò che si mangia con la bocca nel medesimo tempo. Appagamento estetico e organolettico insieme. Dolce come un cono gelato oppure salato come un sacchetto di patatine è lo stesso: se siamo ad Ascoli punteremo sulle olive ascolane, se siamo a Genova sulla panissa fritta, a Londra ci faremo preparare un fish ‘n’ chips, passeggiando per Bruxelles ci vuole un wafel, a Bombay non ci potrà mancare un samosa, e in Messico è perfetta una empanada.
E se siamo a Giava, a Bali, o in Borneo, in Indonesia insomma? Vi suggerisco un cartoccio di semi fritti. Per l’esattezza, un cartoccio di semi di gneto, la pianta che in Indonesia viene detta melinjo o belinjo, oppure bago come nelle Filippine.
Lo gneto, Gnetum gnemon (famiglia Gnetaceae), è un albero piuttosto strano: appartiene alle Gimnosperme, ma è parecchio distante dall’idea che noi abbiamo di un pino o di un abete. Può essere un albero (sui 15 metri al massimo nella var. gnemon, la più sfruttata per i grossi “frutti”) o un arbusto (nelle varietà tenerum, brunonianum, griffithii): il tronco e i rami inferiori, a sviluppo orizzontale, hanno un diametro spesso e ingrossato, segnato dalle caratteristiche cicatrici dei rami caduti. Le foglie, per nulla aghiformi, hanno una lamina piuttosto grande (fino a 20 cm), verde scura e brillante, ellittica, a margine intero. Esistono individui maschi e individui femmine; sui primi si fanno vedere gli strobili (3-5 cm), numerosi e gialli di polline, protetti da piccole brattee disposte a coppie; sulle seconde maturano i grossi strobili (tra i 10 e i 60 cm), anch’essi dotati di brattee disposte a spirale, che accolgono ciascuna circa 6 ovuli; questi ovuli, impropriamente chiamati “frutti” (un termine che non va bene per una Gimnosperma), sono involucri carnosi di forma ovale, inizialmente gialli, poi rosso-arancio o quasi viola quando raggiungono la maturità; la loro buccia sottile e dolciastra racchiude appunto i semi, che possono essere consumati freschi, oppure, come si diceva, tostati e salati. Anche le foglie si possono mangiare in insalata, prima che si facciano troppo cuoiose. Inoltre, dalla sua corteccia si estrae una fibra usata per gomitoli e reti da pesca.
Lo gneto è originario di una vasta area dell’Asia sudorientale, che dall’Assam (India orientale), attraverso l’Indocina, le Filippine e l’Indonesia, fino alla Papuasia e alle isole del Pacifico occidentale (Fiji, Samoa, Salomone e Vanuatu). Ma è in Indonesia che lo gneto riscuote il suo massimo successo: nella sola isola di Giava si producono 35 tonnellate all’anno di semi di gneto (si arriva a farne tre raccolti in una annata). Sembra anzi che, in certi rituali giavanesi, questa pianta dimostri proprietà magiche e taumaturgiche. Indagherò.