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CEDRO DEODARA: Il legno degli dei

Davvero: nei parchi delle ville e dei giardini pubblici, non manca mai. Lo noti, da lontano, per quella sua chioma ampia, per quel fogliame colore blu-verdastro, per quel tipico apice ricurvo, ricadente verso il basso. Ha un tronco dalla corteccia grigia, liscia o appena screpolata. Le foglie sono aghi, più lunghi sui 3-4 cm, di solito disposti in ciuffetti. I fiori maschili conici, leggermente curvi, color porpora, maturano in autunno; i coni femminili nel giro di due o tre anni danno origine a pigne a forma di uovo, con scaglie strettamente appressate, passando dal verde al bruno rossastro.

È il cedro deodara, in latino Cedrus deodara, parente stretto dei cedri che vivono sui monti del Libano (Cedrus libani) e dell’Atlante (Cedrus atlantica); proveniente dall’Asia centrale (Himalaya), ha portamento eretto, più slanciato ma meno maestoso degli altri due cedri; in genere è più piccolo, ma raggiunge comunque altezze considerevoli (oltre i 60 m). Il nome specifico di questa Pinacea deriva dal sanscrito “devadāru”, che sta per “legno degli dei” (deva = dio, dāru = legno, e per estensione albero). Viene infatti sfruttato per l’ottimo legno, molto durevole e resistente ai tarli, dalla grana fine che ne permette una facile lavorazione.

Sulle pendici dell’Himalaya, sui rilievi del Kashmir e nella valli del Punjab, dove forma ancora oggi estese foreste, è l’albero per eccellenza, in qualche modo considerato sacro. Citazioni storiche ne confermano l’uso nella costruzione di templi ed altri edifici religiosi; le stesse famose case galleggianti di Srinagar sono fatte di legno di cedro.

Il Cedrus deodara fu introdotto in Europa nel 1820, per abbellire i nostri parchi e i nostri giardini, e poi nel resto del mondo. Ne esistono diverse cultivars, come ad esempio la var. “pendula” dal portamento ricadente, e la var. “aurea” dal fogliame a riflessi dorati.

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