Davvero: nei parchi delle ville e dei giardini pubblici, non manca mai. Lo noti, da lontano, per quella sua chioma ampia, per quel fogliame colore blu-verdastro, per quel tipico apice ricurvo, ricadente verso il basso. Ha un tronco dalla corteccia grigia, liscia o appena screpolata. Le foglie sono aghi, più lunghi sui 3-4 cm, di solito disposti in ciuffetti. I fiori maschili conici, leggermente curvi, color porpora, maturano in autunno; i coni femminili nel giro di due o tre anni danno origine a pigne a forma di uovo, con scaglie strettamente appressate, passando dal verde al bruno rossastro.
Sulle pendici dell’Himalaya, sui rilievi del Kashmir e nella valli del Punjab, dove forma ancora oggi estese foreste, è l’albero per eccellenza, in qualche modo considerato sacro. Citazioni storiche ne confermano l’uso nella costruzione di templi ed altri edifici religiosi; le stesse famose case galleggianti di Srinagar sono fatte di legno di cedro.
Il Cedrus deodara fu introdotto in Europa nel 1820, per abbellire i nostri parchi e i nostri giardini, e poi nel resto del mondo. Ne esistono diverse cultivars, come ad esempio la var. “pendula” dal portamento ricadente, e la var. “aurea” dal fogliame a riflessi dorati.