Devo confessare che ho avuto qualche perplessità ad individuare la provenienza geografica dell’arachide, la Arachis hypogaea. Ero certo della sua origine americana, ma all’inizio l’avevo collocata negli Stati Uniti meridionali, forse influenzato dalla diffusione della sua coltivazione in Georgia e in Alabama (un grande magnate delle arachidi fu eletto a capo della Casa Bianca, qualche decennio fa…). O forse influenzato dai fumetti di Charlie Brown, i Peanuts (che vuol dire arachidi), creati dallo statunitense Charles Monroe Schulz.
Come molte piante coltivate da secoli, la arachide ha un luogo di origine incerto, ma oggi la maggior parte dei testi la colloca nel Sudamerica e non nel Nordamerica. Le arachidi erano dunque già un ingrediente importante nella alimentazione degli indios precolombiani, e avevano avuto un successo notevole presso gli Incas, al punto da essere ritrovata nelle loro raffigurazioni artistiche.
Dato che la Arachis hypogaea non esiste allo stato selvatico, l’ipotesi più probabile – e geneticamente plausibile – è che l’arachide coltivata derivi da una antica ibridazione fra Arachis duranensis e Arachis ipaensis, avvenuta probabilmente nella vasta regione posta fra Paraguay, Bolivia, Argentina e Brasile del Sud. E da lì sia stata diffusa nel resto del continente, fino agli Stati Uniti meridionali.