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BIGNONIA: Il gelsomino della Virginia

Ci vuole un certo ardire a chiamare la bignonia “gelsomino della Virginia”, visto che non profuma per nulla, meglio sarebbe “trombetta rampicante”: nelle varie lingue del mondo, i nomi comuni dati alla bignonia, che in botanica è la Campsis radicans, si alternano ad evidenziare che viene dagli Stati Uniti orientali (Virginia), che è un rampicante (come il gelsomino), che la forma dei suoi fiori è a trombetta (come molte Bignoniaceae). Ci sarebbe anche il termine inglese di “stringhe delle scarpe del diavolo”, ossia “devil’s shoelaces”, ma si sa, i Britannici in fatto di nomi di piante sono molto creativi. Anche la denominazione scientifica dà dei problemi: fino al Settecento il suo genere era Tecoma. Fu il botanico Joseph-Pitton de Tournefort a ribattezzarla Bignonia, in onore di un suo coevo, Paul Bignon, bibliotecario e oratore sacro alla corte di Luigi XV. Si decise infine di usare il nome generico di Campsis, come stabilì padre João de Loureiro, gesuita portoghese, vissuto nel XVIII secolo.

La bignonia è un rampicante legnoso a foglia caduca, vigoroso, di rapida crescita (può raggiungere eccezionalmente i 20 metri), che emette radici avventizie lungo il fusto con cui aderisce ai sostegni. Le foglie, lunghe fino a 30 cm e di colore verde intenso, sono imparipennate, con 7-13 foglioline ovato-lanceolate, a margine finemente dentato e apice acuto. Le infiorescenze terminali portano 8-12 grandi fiori imbutiformi (6-8 cm di lunghezza), dalla vistosa corolla rosso-arancio, che si apre in 5 lobi arrotondati. I frutti sono capsule legnose lunghe fino 20 cm, contenenti molti semi piatti, lunghi sui 2 cm, alati. Come si è detto, questa bignonia è originaria degli Stati Uniti d’America centrali ed orientali, dove popola le siepi e le radure boschive.

La bignonia ha un innegabile valore ornamentale, grazie alle sue vistose e copiose fioriture. Ne sono state ottenute molte cultivars, comprese alcune a fiori gialli. Grazie all’incrocio con un’altra Bignoniacea, la asiatica Campsis grandiflora, sono state selezionate varietà con fiori ancora più grandi, ma nel complesso meno resistenti alle variazioni del clima; una di queste, forse la più diffusa da noi, è la Campsis x tagliabuana, con le varietà “Madame Galen” e “Indian Summer”, che sono state create già nella metà dell’Ottocento.

Nota di colore: sembra che porti fortuna agli sposi addobbare la Chiesa di grandi mazzi di bignonia, quando si celebrano le nozze nelle cittadine del New England. Controllerò, la prima volta che ci vado.

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