L’olivello spinoso non mi ha mai convinto del tutto. Intanto non è un olivo (Olea europaea, famiglia Oleaceae), ma appartiene alla famiglia delle Eleagnacee. Poi il suo nome inglese fa esplicito riferimento al mare: “sea buckthorn” è il nome volgare dato appunto alla specie Hippophae rhamnoides. Eppure io l’ho visto vegetare in dense formazioni nel cuore delle Alpi, ben lontane da ogni litorale marino. E inoltre, una nota casa di caramelle svizzere (dove non c’è il mare, anche se qualche tempo fa gli Svizzeri hanno vinto la Coppa America) ha iniziato a produrre caramelle all’olivello spinoso, che chiamano “sanddorn”.
La verità è che l’olivello spinoso ha una grandissima capacità di adattamento ai terreni più disparati, compresi quelli salsi vicino al mare; e perciò darei per buono ciò che dice uno dei miei siti di riferimento (actaplantarum.org), il quale afferma che l’olivello spinoso “vegeta nei luoghi selvatici sassosi, greti e sponde dei fiumi, pendii franosi, calanchi, preferibilmente su substrato calcareo, da 50 a 1700 m s.l.m.”. E così, ad alte latitudini possiamo pensare che viva direttamente in riva al mare (e infatti l’ho visto sulle rive del mar Baltico).
Inoltre questa specie ha una vastissima distribuzione, che comprende in modo omogeneo l’Europa centrale e settentrionale, ma è segnalato anche nelle regioni più fredde di Cina e Mongolia (dove anche qui il mare non c’è), e si è naturalizzato in ambienti analoghi in Canada e Stati Uniti.
I frutti dell’olivello spinoso, commestibili e ricchi in vitamine, dal sapore un poco acido ma gradevole, sono usati presso molti popoli da freschi o conservati, per bevande o dolciumi; con i frutti più maturi si ottengono discrete marmellate. Altrimenti sono astringenti e antiemorragici, e si usano come detergenti in cosmetica.
L’olivello spinoso può essere coltivato come pianta ornamentale per i suoi vistosi frutti, che restano a lungo dopo la caduta delle foglie. Impianti artificiali di olivello spinoso servono egregiamente a consolidare pendi franosi.