Credo che anche adesso, in certi villaggi della Siberia, come augurio per una prole sana e numerosa, venga regalata ai novelli sposi una piantina di rodiola.
La rodiola abita le rupi, i ghiaioni, le praterie sassose e umide delle alte quote (fino a 3000 m) o delle alte latitudini: vive infatti nelle regioni artiche di Europa, Asia e Nordamerica, e sulle vette di Alpi, Himalaya e Montagne Rocciose.
Si trova dunque in molte parti del mondo, ma è solo nell’ambito della antica medicina siberiana che l’uso popolare delle radici di rodiola ha preso piede: da migliaia di anni, nel corso di molte generazioni, gli sciamani del posto le hanno attribuito grande importanza nel restituire al corpo salute, vitalità, longevità e vigore.
Oggi la medicina si serve spesso della rodiola quale integratore, riconoscendole il ruolo di “adattogeno”, termine generico con cui si contemplano tutte le sostanze che “fanno stare meglio”; la rodiola è in effetti utile a combattere le situazioni di stress e di fatica, e quindi, ma solo indirettamente, si può considerare fra gli afrodisiaci (della serie: se ti senti bene, tutto poi viene più facile…).