Le protagoniste

 

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SORBO MONTANO: Un incontro con un gigante

Uno dei primi lavori della mia carriera consistette nel descrivere i valori naturalistici di un itinerario nell’entroterra genovese, all’interno del Parco del Beigua; qui, con una certa sorpresa, ci trovammo a segnalare un sorbo montano di eccezionali dimensioni: rispetto ai tanti esemplari dal portamento arbustivo che si incontrano qua e là, questo era un vero albero, un gigante solitario alto una dozzina di metri, isolato sul dosso di una collina.

Il sorbo montano (Sorbus aria) è invece di solito un arbusto, alto al massimo 2 metri, che si trova mescolato con altre essenze nei boschi, nelle siepi e nelle radure, dal piano collinare a quello montano. È una pianta piuttosto frugale, con attitudini pioniere (prepara il ritorno del bosco), diffusa in tutta Europa e sui rilievi di parte del Nordafrica.

La sua corteccia da giovane è liscia e grigiastra, poi diventa più spessa e rosso-bruna, a screpolature longitudinali. Le foglie sono semplici, ovoidali, piuttosto grandi, a margine doppiamente seghettato, con la pagina inferiore ricoperta da una caratteristica peluria bianca. I fiori, a cinque petali biancastri, sono riuniti in infiorescenze a ombrella composta. Il frutto è un pomo di circa 1 cm, di colore rosso o arancione scuro a maturità. La sua polpa è farinosa e insipida.

I frutti del sorbo montano, ricchi di tannino, acido citrico e malico, sono talvolta impiegati per preparare marmellate, sciroppi e decotti utili contro le affezioni bronchiali ed intestinali (risulterebbero efficaci contro le dissenterie acute); raramente è stata usata nel passato la corteccia essiccata dei giovani rami come febbrifuga ed astringente intestinale. Il legno rosso-bruno è duro e compatto e si adoperava un tempo per piccoli lavori artigianali.

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