Le protagoniste

 

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YLANG-YLANG: Un matrimonio all’isola di Bali

Una pianta che farebbe una magnifica figura nei quadri di Rousseau il Doganiere è certamente l’ylang-ylang, appartenente alla famiglia delle Annonaceae: il suo nome, di chiara origine indomalese, mi ricorda che in molte lingue di quell’area il modo di rendere plurale un sostantivo è semplicemente quello di raddoppiare la parola.

Noi italiani, come pure fanno inglesi e francesi e spagnoli, abbiamo mantenuto questo doppio nome per la specie nota in botanica come Cananga odorata, un albero a crescita rapida che raggiunge altezze medie sui 12 m. Le foglie, lucide e scure, sono lunghe e hanno forma lanceolata con margini ondulati. I numerosi e profumatissimi fiori crescono, solitari o riuniti in piccoli grappoli, in autunno e primavera; hanno 3-5 petali giallo-verdastri (a volte con sfumature rosa) dal caratteristico aspetto allungato ed arricciato. Nella varietà coltivata “fruticosa”, che i giardinieri ai tropici mantengono ad altezze inferiori ai 2 m, i fiori compaiono tutto l’anno, con petali molto lunghi ed arricciati, e spesso soprannumerari (vale a dire più della norma, come succede in rose e camelie). I frutti penduli sono fatti da numerosi carpelli ovoidali, da 6 a 16, verdi scuro a maturazione, contenenti diversi semi bruno chiaro, immersi in una polpa gialla oleosa. La facile germinazione dei semi ha contribuito ad una vasta diffusione di questa pianta, che in alcune zone è ritenuta infestante.

In coltura si distinguono due forme di Cananga odorata: la cultivar “Ylang-ylang” è destinata alla produzione dell’olio “ylang-ylang”, molto apprezzato nella preparazione di profumi a cui danno una nota floreale, speziata, persistente; la cultivar “Cananga” serve nella preparazione dell’olio “cananga”, il quale a sua volta, mescolato con olio di cocco, è un ingrediente dell’olio di Macassar. L’industria dei profumi ne fa largo uso, valorizzandone l’aroma intenso, persistente, floreale e speziato, dalle proprietà balsamiche. E il profumo dell’ylang-ylang non manca mai durante le celebrazioni dei matrimoni a Bali: seguitene l’aroma, troverete la sposa (peraltro, viene ritenuto afrodisiaco…).

L’origine probabile della specie va cercata nelle Filippine; da lì l’ylang-ylang si estese presto per coltura in Indonesia, Polinesia, Melanesia, Micronesia; va detto però che dalla Prima Guerra mondiale la produzione filippina decrebbe fino quasi a scomparire, mentre si affermò anche più lontano dal sud-est asiatico, come alle isole Reunion, alle Comore e nel nord del Madagascar. Oggi la principale produzione si trova in Indonesia (Giava) e alle Fiji, ma anche la Cina (nella provincia del GuangDong) ha iniziato a darsi da fare.

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