Le protagoniste

 

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POMO DI MAGGIO: Un veleno da laboratorio

Lo sapevate che la podofillotossina inibisce la polimerizzazione della tubulina e quindi blocca lo sviluppo del fuso mitotico? Lo so che non lo sapevate (e ciononostante siete vissuti bene lo stesso); probabilmente non sapete neppure di che cosa vi sto parlando, ma almeno lasciatevi dire che il bel fiore noto come Podophyllum peltatum è una pianta davvero velenosa, diciamo pure mortale, proprio perché contiene la sostanza detta podofillotossina. E questa sostanza ammazza le cellule.

Noto con il nome volgare di pomo di maggio, il Podophyllum peltatum è una Berberidacea nordamericana che ha un aspetto decisamente singolare: nella parte subaerea, mostra solo un fiore e due foglie. Si presenta come una erbacea perenne, alta sui 30-40 cm, con un rizoma rosso bruno segnato da cicatrici, e con larghe foglie con diametro di 20-30 cm, dalla lamina rotonda suddivisa in 5-9 lobi, a nervature palmate. Il fiore è in genere solitario, bianco a sei petali, posizionato alla inserzione delle due foglie. Il frutto, una piccola bacca ovoidale verde gialla, è la sola parte commestibile della pianta (anche se è meglio non ingerirne quantità eccessive). Vive in zone boscose di buona parte del Nordamerica, dove predilige terreni umidi, formando spesso dense colonie.

La ricerca scientifica sfrutta oggi il pomo di maggio per ottenere una sostanza resinosa complessa, detta podofillina, da cui si isolano appunto la podofillotossina, impiegata nei laboratori di citologia, e i glucosidi alfa-peltatina e beta-peltatina. Questi ultimi sono usati sotto forma di creme e lozioni nel trattamento di verruche e papillomi (ad esempio quelli di origine venerea). Somministrata a piccole dosi, e sotto controllo medico, la resina del pomo di maggio ha azione lassativa e colagoga, ed è quindi indicata nella terapia della stitichezza cronica e della insufficienza epatica. Nell’America precolombiana, i Nativi la usavano come emetico.

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