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LADANO: Dalla barba delle capre

Ai tempi in cui i nomi dei medicinali non venivano inventati con disinvoltura dalle case farmaceutiche, era di uso comune la sostanza detta “ladano” (ma anche “labdano” o “laudano”), un essudato resinoso estratto da diverse specie del genere Cistus, ed usato essenzialmente nella preparazione di sciroppi per la bronchite.

Il cisto che ci regala il ladano è soprattutto il Cistus ladanifer (letteralmente “portatore di ladano”), un arbusto sempreverde di medie dimensioni, che cresce in altezza quanto in larghezza. Porta foglie lanceolate, verdi scuro sopra e più chiare sotto, al tatto morbide e rugose e simili a quelle della salvia, come in quasi tutti i cisti. I fiori sono grandi, ed hanno cinque petali di consistenza cartacea; la loro caratteristica è quella di avere una macchia bruno scura alla base, che ne aumenta il pregio estetico. Il frutto è una capsula globosa suddivisa internamente in 10 celle contenenti i semi.

La distribuzione naturale di questo cisto comprende il Nordafrica (Algeria e Marocco), la penisola Iberica e parte della Francia meridionale: in queste tre aree si suole dividere la specie in tre sottospecie, rispettivamente ladanifer, sulcatus, e africanus.

Tradizionalmente, l’essudato prodotto dalla pianta si raccoglieva con strumenti di cuoio o corde di canapa ai quali aderiva la resina, ma potevano persino tornare utili le “barbe” dei caproni che si facevano passare appositamente in mezzo ai cespugli.

La preziosa sostanza così ottenuta, dal gusto amaro ed aromatico, ha valenza terapeutica: se ne fanno sciroppi per la bronchite, ed altrove è indicata come calmante, ma in genere se ne sconsiglia l’ingestione (la oleoresina risulterebbe a lungo andare neurotossica, epatotossica e nefrotossica); si preferisce perciò l’uso esterno, ad esempio in applicazioni locali contro dolori articolari e contratture muscolari. Ma è nell’industria cosmetica che il ladano riscuote il maggiore successo: è uno dei principali fissativi dei profumi che oggi trovate in commercio.

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