Le protagoniste

 

ARISARO: Una pianta simpatica

Ci sono piante che mi sono simpatiche, per diversi motivi. Uno è perché si riconoscono facilmente, due perché le incontro sempre dove mi aspetto di trovarle, tre perché (caso più raro, ma utilissimo a chi come me fa il divulgatore botanico) si prestano facilmente ad una spiegazione didattica. L’arisaro, o Arisarum vulgare, ha tutte e tre queste doti. Il suo fiore singolare è inconfondibile, la specie non manca mai negli oliveti e lungo i sentieri delle zone mediterranee che frequento, e la sua struttura fiorale mi permette di dimostrare quanto siano ingegnose le piante nel farsi impollinare.

L’arisaro è una pianta erbacee perenne, di 15-20 cm, dotata di rizoma ovoidale, da cui partono direttamente una o due foglie scure, lungamente picciolate, dalla lamina triangolare, a base cuoriforme, a margine intero e apice acuto o arrotondato. Il fiore, anch’esso con lungo picciolo, è formato da una parte esterna detta spata, e da una parte interna, detta spadice: la spada è cilindrica, ripiegata in alto a cappuccio, biancastra a venature longitudinali viola: lo spadice ha la parte riproduttiva in basso e termina con una appendice cilindrica a clavetta, incurvata, di colore giallo. Il frutto è una bacca verde. L’arisaro vive in gruppi anche piuttosto  numerosi lungo i sentieri e i fossi, ai margini dei campi e all’ombra di uliveti, in zone strettamente mediterranee.

Le foglie, il fusto e le bacche dell’arisaro sono tossiche. Solo il suo rizoma, ricco di amidi, è commestibile, ed avrebbe proprietà lassative, diuretiche, espettoranti, afrodisiache, vulnerarie, cicatrizzanti: seccato e macinato in farina veniva un tempo consumato anche dall’uomo (oggi comunque piace molto ai cinghiali).

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