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Niente di più poetico

"Un bicchiere d'assenzio, non c'è niente di più poetico al mondo. Che differenza c'è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose". O. wilde

AbsintheStoria antica e travagliata, quella del legame fra il genere umano e l'Artemisia absinthium. Il suo gusto amarissimo le ha regalato nel tempo la nomea di pianta maledetta.Le prime maldicenze su questo arbusto si incontrano nella Bibbia. Plinio il Vecchio, nel I secolo d.C., racconta che i campioni nelle corse delle bighe bevevano una tazza di vino con foglie di assenzio per non dimenticare il lato amaro della gloria. Nei secoli seguenti l'attenzione verso questa specie fu legata anche al suo impiego esoterico. Si diceva che portare un rametto nella bisaccia attenuasse la fatica del viaggio, scacciasse i demoni e neutralizzasse il malocchio.

 Alla fine del XVIII secolo, un medico francese creò un tonico, miscelando erbe tipiche delle valli svizzere ed alcol e i suoi eredi ne avviarono la produzione. Inizialmente la distilleria Pernod produsse un elisir medicinale così credibile da essere adottato dall’esercito francese. I soldati, inviati in Algeria durante le spedizioni coloniali, curavano la dissenteria diluendo una dose di ABSINTHE in acqua, credendo inoltre di disinfettare così le acque malsane. L’abitudine a bere questa bevanda ne fece conoscere gli effetti inebrianti, ed al rientro delle truppe in patria la diffusione fu rapida. La sorte di questa bevanda fu segnata da un altro evento: la filossera. Questo parassita colpì le radici della Vitis vinifera e distrusse qasi tutti i vigneti d'Europa. mentre si cercava una soluzione, trovata poi nell’innesto di vite europea su quella americana, immune alla filossera, molte distillerie avviarono la produzione di liquori chiamati ABSINTHE e mescolarono nel loro liquore solfato di rame ed alcol di grano.

L'assenzio, così prodotto, anche se tossico, divenne un economico surrogato del vino o dei liquori per le classi più povere. L'assenzio prodotto dalla Pernod rimase destinato al ceto benestante, ed il suo uso come aperitivo si diffuse in tutta Europa.

La metà del XIX segna l'età dell'oro per l'assenzio, quando nacquero riti per la somministrazione e leggende sui suoi effetti. I grandi artisti dell'epoca, frequentatori assidui del sottobosco culturale parigino, si innamorarono di questa bevanda e contribuirono alla sua diffusione. Baudelaire, Rimbaud, Degas, manet, Van Gogh, Verlaine, Wilde, Lautrec... tutti stregati dalla 'Fée Verte' (fata verde).

Alla fine del XIX secolo il governo francese avviò una serie di campagne d'informazione, individuando nell'assenzio quale principale causa dell'alcolismo e del degrado morale ad esso legato.

Nel 1914 la Francia proibì la produzione e la vendita dell'assenzio e nel 1939 anche l'Italia seguì il suo esempio, non prima che il signor Rossi di Montelera brevettasse il suo famoso Vermuth Martini.

Il nome russo dell'assenzio, guarda caso, è Chernobyl: la citazione biblica dell'Apocalisse è stata ricordata dopo la tragedia nucleare dell'omonima città, rinnovando il mito di una pianta maledetta.

(LF)

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